Riflessi

Mi ha sempre affascinato quel fenomeno fisico per il quale la luce si riflette sull’acqua. Non ne cambia i colori. Sono seduto, al porto, di fronte ai riflessi di alcuni lampioni arancioni. Alle mie spalle ci sono bandiere pubblicitarie che sponsorizzano non so cosa, e producono ombre che quasi fanno paura. Ritornano alla mente tante cose, ricordi ormai lontani nel tempo ma così vicini che ancora ne posso sentire profumi, rumori, sguardi. Gli sguardi: quelli si che sono potenti. La gente che passeggia alle mie spalle sembra non aver capito niente, è come se la mediocrità riempisse le vie di una città che se non avesse il mare sarebbe solo una città. Sono un romantico, sento di avere dentro lo stesso mare che ho di fronte. Ma nessuno si avvicina, e chi ci prova, lo allontano. La mia epoca non mi appartiene.

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(Un)known Pleasures

Mi identifico molto, talvolta, in quella figura strana di Ian Curtis. Strana ma vera. E vera fino in fondo…

Stasera vado a vedere gli Editors e domenica Patti Smith. Almeno, dalle mie parti, ogni tanto qualcosa di buono c’è, pur essendo abbastanza incontentabile.

L’anno scorso addirittura i Kraftwerk… però… a pensarci bene… se la musica live (i concertoni, intendo) segue ciò che c’è in giro (ed è un fatto fisiologico) è ovvio che ci sia poca roba buona in giro, almeno per i miei gusti. Sono vecchio stampo, io. O un vecchio stampo. O un vecchio stanco. No, questo no. Probabilmente non lo sarò mai.

Alienation

Beh… io non ci sto a farmi ridurre all’attesa mortalmente spasmodica del sabato, per poter respirare un po’.

Negli uffici si consuma la tragedia dell’uomo moderno. La mercificazione del tempo, che assume sempre un valore inadeguato: il tempo lo si regala. Sicuramente, è una necessità. E non mi lamento, in senso lato. Diciamo pure che questa è la condanna di chi vive in un posto vicino al mare: talvolta il vento spinge il pensiero fino alla riva, ma il culo è saldato su una sedia girevole e gli occhi penetrano monitor dagli sfondi color Excel. Questa è la pietra angolare di una certa distopia. Ma sorrido, che ci vuoi fare.

Livelli

Noi siamo fatti a livelli. Qualcosa è più superficiale, altro più profondo.

E se la vita fosse tra uno strato e l’altro? Se fosse quello l’ossigeno, il fuoco vitale, nascosto tra le pieghe di ciò che ci rifiutiamo di accettare, mischiando dolce e amaro, bene e male, dolore e piacere?

Sono un essere umano. Almeno ci provo…

Makin’ it simple…

E invece perdiamo tanto, tantissimo tempo a cercare di tradurre ciò che la ragione vomita in continuazione. Risulta estremamente difficile essere uomini semplici. Ci si prova: io, non ci riesco. Ci sono cresciuto con quel costante senso di inadeguatezza nei confronti di una società che pare non sapere più da dove viene. Forse, non lo sa davvero.

(Ri)partire

Ri-partire. Partire nuovamente, o dividere. Dividere lo spazio che diventa tempo trascorso sulla terra tra un mare e l’altro.

Siamo solo crampi che pulsano nello stomaco dell’universo. Ma alterniamo il dolore al piacere, e questo talvolta è sufficiente per svegliarsi e posare la faccia sul lato fresco delle lenzuola sfatte dalla penombra.