Memoria sensoriale

Sono in ufficio, la finestra mi affaccia verso un cielo grigio e piovoso. I neon quadrati sulla mia testa quasi aumentano questa strana sensazione di fresco settembrino. Eppure, dove vivo, l’estate è caldo, mancanza di respiro (talvolta per la meraviglia causata dai paesaggi, dal mare), sonnolenza, pigrizia, latte e menta.

Non sto riuscendo ad andare al mare, in spiaggia: ho solo fatto 3, miseri, bagni. Mi manca molto il mare. E oggi, questo cielo carico di rabbia, questo freddo, questa luce chirurgica che taglia ogni fantasia, mi riporta a quando ero bambino e mamma mi teneva con sé al lavoro. Lavorava in una scuola, nella biblioteca. Il mio primo contatto con i libri, che non si è mai più spezzato. Un legame forte. Non credo che si spezzerà mai.

Non è strano quanto una luce, la sensazione del freddo, secco, che strizza la pelle dopo giorni umidi, riescano a sollecitare un ricordo, al punto che i colori diventano belli come un tempo e le voci indistinte, come quando un bimbo le sente ad un’altezza diversa?

8 pensieri riguardo “Memoria sensoriale

    1. Questo è il più bel commento che potessi ricevere! Mai bisogna dimenticarsi dei fanciulli che siamo stati, è necessario per esserlo, almeno un po’, sempre. Il piacere della scoperta, la sete di curiosità che spesso è compulsiva quanto il costante chiedere “perché?” e cercare le risposte prima tra le righe di qualcun altro, che siano impresse su carta ingiallita, tra le rughe scavate dalla vita o scolpite negli occhi di chi resta a guardarti e a vegliare su di te.

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      1. Sto seriamente pianificando di trasferirmi su un’isola; citando l’ultima puntata di Miami Vice, “andrò dove l’acqua è calda e i drink sono freddi”. Riguardo Ulisse, beh… oltre le colonne nessuno sa cosa possa aver trovato. Ma il piacere è la ricerca!

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  1. Mi piacciono alcuni tuoi post che ho iniziato a leggere, scrivi in modo lineare ma insieme emozionante.
    Ormai deleghiamo il nostro tempo alla tecnologia: navigatori sattelitari, spesa online e una quantità di operazioni virtuali che ci impediscono di usare gli occhi, il naso, le mani. Tocchiamo soprattutto la tastiera di un computer. E’ comodo, certo, ma i sensi si intorpidiscono. Eppure abbiamo un grande bisogno di esperiuella che hai sperimentato tu e che ti ha suggerito questi splendidi versi. Credo che per riuscire a vivere quegli “attimi intensi” bisogna essere vigili ma rilassati ed avere un contatto costante con noi stessi, con la saggezza della natura e dei suoi ritmi. Solo così è possibile cogliere “la percezione di esistere” Che un vento sottile ti porti il mio saluto.

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