It’s good when it’s good

Quando si ritorna alla quotidianità, a quella quotidianità che ti comprime e decomprime come se fossi un soffietto di gomma, ti chiedi, semplicemente, perché.

Si, è vero, lavorare è una fortuna al giorno d’oggi, non nego di essere più fortunato di tanti altri poveri disgraziati. No, però, c’è un però, grosso quanto una montagna. Non solo: questa deviazione porta ad analisi che non ho il tempo di approfondire. Il tempo no, la voglia si. Ecco: non ho il tempo ma ho la voglia. Mi chiedo, allora, se la mia condizione di disgraziato fortunato valga la pena di essere vissuta così come la vivo. Non lo so… il lavoro che faccio è comunque un lavoro 8-16, un lavoro che mi porta spesso a viaggiare, e la paga è più che decente, se paragonata alla media meridionale. Ma (che segue il curioso però) non è quello che voglio. Vorrei solo svuotarmi completamente di tutto, testa soprattutto, e dormire. Dormire beato come un bambino che osserva quei carillon ipnoinducenti. Beh, proprio quelli, no. Se sento un carillon mi commuovo. Se vedo un giocattolo mi commuovo. Dicono che sia “spiccata sensibilità”. Qualunque cosa sia, non è bello essere emotivi quando ciò che ti trascina giù, afferrandoti per la caviglia quando pensavi di essere quasi riuscito a tirar fuori la testa per respirare, fa male. Non è bello, ma lo diventa quando invece è una bella giornata, c’è profumo di mare e una dolce brezza lieve ti accarezza la pelle raffrescando anima e giornata. Se osservo fuori dalla finestra dell’ufficio, vedo solo ondeggiare la cima dei pini alti. Anche questo mi ricorda quando ero bambino, e si scendeva a giocare a palla, quando le nostre città erano molto più verdi, in tutti i sensi, così cariche di speranze per il futuro. Un futuro che, comunque, ti costruisci da solo. Si, perché è sempre un fatto di scelte, ché inesorabilmente quando operi una scelta ricade sempre (anche) sulla tua testa, nel bene e nel male. E io, oggi, eh si, ne taglierei di teste… se potessi, però, accorcerei la testa all’inverno. Non lo vorrei di tre lunghi mesi, ma di una sola settimana. Poi, si dovrebbe tornare al caldo. Non dico proprio quello estivo, perché quello è fatto di sogni, ma almeno quello aprilino. E invece… sono compresso e costretto qui, senza neanche un caffè in corpo.

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